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Scienza & metodo Biostoria

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Prof. Antonia Colamonico, epistemologa.

Centro Studi - Acquaviva F. (BA)

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aula cenacolo

giovedì 19 ottobre 2017

Presentazione: Vissuto visivo - Personale di Rosario Crispo


Vissuto visivo

Personale di Rosario Crispo

Sammichele, Castello Caracciolo, 22 sett. 2017 ore: 19.00

(Rosario Crispo, Antonia Colamonico)

Presentazione

Antonia Colamonico

Ringrazio Rosario e tutti voi qui presenti, per avermi dato l'opportunità di ragionare intorno a questa bellissima e interessante mostra in questo suggestivo Castello.

Conosco e apprezzo da quasi 30 anni l'arte di Rosario Crispo e ne riconosco il tratto quando incontro le sue produzioni artistiche.

Ho già presentato una sua personale a Monopoli alcuni anni fa.


Opere di Rosario Crispo: "il senso di perdita dell'interezza di uomo".

Ricordo che in quell'occasione mi colpì la raffigurazione del corpo umano che non era riportato, nei suoi quadri, per intero ma solo per frammenti:

- Un volto o una spalla o le gambe o le mani che abbozzano azioni, tutti pretesti per parlare di fatti comuni, di rituali, di abitudini che davano il senso di perdita dell'interezza di uomo. 

Quasi a sottolineare il male storico di una Società nichilista, smarrita nel tutto ora-adesso.

Ricordo il primo quadro da me visto, ritraeva una mano a segnare il rito mafioso che sottostà all'affiliazione.

Oppure quello che ho nel mio soggiorno "Una mattina del '45" in cui due mani di donna, su di un letto disfatto, infilano calze di seta in un immediato dopo guerra, quando l'arrivo degli americani significò si una ventata di modernità, ma anche una perdizione; quante ragazze ebbero tresche con gli alleati per un po' di cioccolata o un paio di calze.

Nelle sue opere, Rosario ama riscoprire i piccoli gesti che celano i grandi drammi, infatti a lui interessa vestire di significati la sua arte. Riporto le sue parole dette l'altro ieri, quando ho visionato in anteprima la mostra:

- Voglio che i miei quadri facciano pensare! 

Operazione difficile in una Società persa, prigioniera di un telefonino.

Quando ho visto quest'ultima produzione, nata dopo un periodo di pausa dalla pittura, confesso sono rimasta senza parole. Cosa stranissima per me che scrivo fiumi di parole.



Ho colto una svolta importante, ogni artista è ricordato per fasi e colori, in questa produzione si può parlare di grigio, mentre in quella precedente di azzurro.

C'è oggi una maggiore presa artistica che pur conservando l'impronta Rosario si è affinata in un gioco di luci e ombre che esalta l'aspetto psicologico, direi quasi spirituale, delle figure. 

Non è un caso che abbia scelto come titolo alla mostra: Vissuto visivo.

Ogni vissuto presuppone un universo di emozioni, una complessità di aspettative e di ragionamenti, di speranze e di delusioni... che restano al di la della rappresentazione: - L'artista non è un cronista, non racconta i fatti, ma solo le emozioni vissute intorno a quei fatti, celati nella tela.


Vento di ricordi
Egli riveste di simboli e di metafore la Realtà che perdendo la dimensione del presente, assume un significato Universale: - Ogni tela è una forma di scrigno che cela un tesoro, donato all'Umanità, in cui essa può rispecchiarsi.

Osservando le tele, la sua arte si è evoluta da un modello americano di arte che immortala la solitudine umana nella metropoli o meglio nella Società di massa, un nome Edward Hopper con le sue rappresentazioni delle sale dei bar, ad una più metafisica, più vicina alla modalità surreale di un Rene Magritte.

Echi informativi
Aristotele fu il primo a scindere lo studio della realtà in due campi la metafisica e la fisica, come due dimensioni di un'unica struttura dalle due facce: - quella che si mostra e appare nei fenomeni, oggetto di ricerca delle scienze, quella che resta celata dentro il fenomeno medesimo, letto questo come un paravento, un velo che nasconde il senso profondo della vita (campo speculativo della filosofia e teologia).

Le due letture aprono ad una doppia dimensione di realtà, ugualmente, raccontabile:

- la prima indaga i processi fisici o storici, un esempio la forza di gravità o la seconda guerra mondiale; 

- la seconda scava nelle logiche che hanno prodotto tali fenomeni o eventi.

In quello scavare in profondità la metafisica dischiude le trame nascoste e mostra la chiave per rendere migliore la realtà. Questa è la prospettiva osservativa di Rosario.



I quadri di questa fase pittorica, infatti, squarciano il velo delle ovvietà e lasciano intravedere un mondo nascosto di significati che trovano casa nella stessa sua coscienza d'artista.

 Henri Matisse  nel 1954 scrisse:

- La coscienza dell'artista è uno specchio puro e fedele dov'egli deve poter riflettere la sua opera, ogni giorno, appena alzato, senza timore di arrossirne. La responsabilità permanente del creatore verso se stesso e verso il mondo non è una parola vuota: aiutando l'universo a costruirsi, l'artista mantiene la sua dignità personale...

Pur restando una Umanità a parti, risaltano le "gestualità codificate" ferme come delle icone che danno la dimensione simbolica di linguaggio contratto a faccine.

(Quel tuo sapore aggiunto)
Nella sua nuova produzione scompare il paesaggio di sfondo, sostituito da un chiaro-scuro di grigi-neri che danno maggiormente risalto alle figure poste in primo piano.

Una natura che perde luogo, che si fa ombra di quelle identità monche e che solo a volte ricompare, ma più come ricordo di una cultura contadina ormai perduta come in Vento di ricordi- I panni stesi, la motocicletta rossa agognata da fanciullo...

Una natura che perde storia, in una Società che lascerà come ricordo di sé alle generazioni future montagne di plastica e rifiuti tossici.

Le sagome di umanità, poste in primo piano, appaiono come degli attori in un palcoscenico senza scena che dovranno mostrare la loro bravura, contando solo sulla forza della loro espressione.


Infatti in questa produzione si coglie una grande espressività, nella stessa postura dei corpi o degli sguardi o delle parole o dei tessuti...


Come il collare in Dio, ho peccato contro il cielo e contro di te, simbolo di castità, scomposto che rivela la perdita di credibilità di una Chiesa che ammette il suo peccato... E proprio oggi il Papa ha condannato energicamente la pedofilia ecclesiale.

Nelle tele i significati sono rafforzati da poche parole che come chiavi danno a chi osserva l'accesso allo spazio Coscienza-Rosario che pur riflettendo sulla sua vita, allarga lo sguardo a tutta l'Umanità.

Osservando i dipinti, si possono cogliere tutti questi caratteri ad esempio in:

- Numero dipendente c'è la condizione di una Società di mercato, formata da numeri e codici e non da persone, in cui l'accesso al bene privato e sociale è condizionato dal possedere un conto corrente e una carta di credito. Ma dietro tale dipendenza si cela un atto di ribellione, il numero stesso che è la sua data di nascita, come la volontà a vole riaffermare la sua identità in una umanità senza volto e nome.

(Numero dipendente)
Come non ricordare che nei campi di sterminio il nome fu cambiato in codice numerico, impresso sul braccio degli ebrei, mentre nella bibbia si dice che Dio conosce tutti per nome.

Il nome è il simbolo del valore di ogni identità soggettiva.

Negare il nome è negare la vita medesima, per cui uno Stato che conosce i suoi cittadini per numeri, non è certo un esempio di democrazia.

(Uter eorum)

- Uter eorum? (Quale dei due?)

Cristo o Barabba?

Ecco il quesito che rende gli effetti degli eventi dipendenti da una scelta.

Sappiamo come andò, il popolo scelse Barabba, anche oggi la folla predilige il ladro al giusto, l'affarista al mentalmente corretto... Solo qualche esempio: - il cemento impoverito... le protesi difettate impiantate ai pazienti... le discariche abusive dei rifiuti tossici...

Tutte vendite delle coscienze, in nome del dio denaro. Tutti effetti di quella mala-scelta che ha condizionato e continua a condizionare ancora oggi il futuro, rendendolo opaco, nero.

Bello il volto del Cristo e sottomesso quello di Barabba, consapevole dell'intrigo che lo salverà.

(Sindaco, L. Netti - R. Crispo - A. Colamonico)
- Quel tuo sapore aggiunto, i peperoncini, le mollette e i tre biglietti... un incontro velato nel mistero di cui resta nitida la fragranza nel ricordo, segnato dai tre biglietti, forse tre incontri. Il non voler rivelare il volto della donna come forma di pudore che ne accresce il valore, nel mistero.

(Le ali che non mi hai dato)
- Le ali che non mi hai dato, il ragazzo che osserva la disposizione delle gazze, in volo, che disegnano un ulteriore volo a sottolineare come a lui non sia stata data la possibilità di sognare un futuro migliorie.

Oggi condizione comune di tanti giovani a cui si preclude l'accesso al mondo del lavoro, l'ascesa sociale. E se negli anni '70 un figlio di contadino poteva aspirare, se bravo, a divenire medico o magistrato, oggi invece tutto è imbrigliato in una costante marginalità che il pontefice ha definito Società dello scarto. Uomini ombra che nessuno più vede.

- In piazza Trieste, alle 18,30, bella la postura con le mani in tasca... un'attesa lieve come quella camicia...

- Energia degli incontri, una riscoperta del valore della condivisione come un voler tornare alle antiche ricette di una Società più umana, che sappia dialogare, sorridere, oziare ... conversando.

Ora lascio la parola ai quadri e alle vostre personali letture. Grazie dell'attenzione.



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mercoledì 1 marzo 2017

Il Grido - Romanzo. Antonia Colamonico 2011


Antonia Colamonico, Marcello Mastroleo  Le Geometrie della Vita nel Salto Eco-biostorico

"La vita le si porgeva come schiuma allo scoglio, viva, ridente ma facile a dileguarsi. In tale gioco di risacche la storia trovava trame nella sua mente e ogni trama un filo teso a quel grido primordiale che attraversando l'ignoto, apre al respiro della vita." da A. Colamonico Il grido. ©  2011


IL GRIDO

Romanzo a nicchia-finestre 

L'autrice, attraverso un intreccio di storie e di personaggi, verosimili, ha voluto creare un gioco di finestre sulle scelte storiche e sulle logiche della presente Epoca.
Ogni narrazione è una trama, uno stralcio di apparente verità che apre ad un'altra storia e questa ad un'altra ancora.
Il gioco d'intrecci di echi e di pensieri che assumono la naturalezza del respiro, vuole dare spazio ad una forma nuova di romanzo, in cui non è il narratore a creare le connessioni a trama unica, ma lo stesso lettore che, con una grande libertà di accesso alla lettura, potrà ricucire e dare ordine a queste folate di pensieri e parole in forma scomposta.
L'intento è quello di far fare al lettore un esercizio di "esperienza cognitiva" di un'organizzazione frattale, a spugna, di realtà, letta come un fitto reticolo di nodi-eventi storici e di trame echi-immaginativi che generano i vuoti e i pieni di un tessuto spugnoso.
Per comprendere il tipo di operazione metodologica adottato, si consiglia di visitare il sito di Biostoria, la scienza e metodo dello sguardo che si colloca a sfondo-nicchia-contorno del romanzo.
Più il lettore si sentirà coinvolto nelle narrazioni e più l'autrice sarà riuscita a dare corpo di realtà ai tracciati della sua immaginazione.


(A. Colamonico. Le stagioni delle Parole Il Filo. © Il Filo Bari, 1994)

La lirica, scritta nel 1994, dà il titolo al romanzo IL GRIDO che può essere letto come il vigneto dei pensieri che da quei lontani esili virgulti hanno dato forma alla trama spugnosa della visione eco-biostorica.

La chiave di lettura:

  • Il grido è l'effetto 1 che attesta l'atto di nascita, aprendo al respiro quale presa storica del ritmo vitale  di abitante della Vita.
I frattali poetici

Premessa


Da un po' di tempo mi stava accadendo una cosa strana, prima di addormentarmi, visualizzavo una serie veloce di scene, come delle porte che si aprissero e si chiudessero, con delle sagome umane.

Una sera fu così forte la percezione che iniziai a preoccuparmi:

  • Era, invece, solamente la mia mente che si era già messa in moto e mi stava mostrando il modo come strutturare il nuovo lavoro.

Non so se a voi succeda, ma quando sto per scrivere mi capitano delle visualizzazioni che mi aprono a quelle trame che poi andrò a raccontare. Penso che noi sperimentiamo prima con il corpo e poi con il pensiero. Quando questo accade la scrittura assume una forza maggiore, un'aderenza più grande alla realtà che si mostra ai nostri occhi in tutta la sua complessa bellezza.

In Il grido ho voluto creare un disordine di situazioni e tempi con dei personaggi appena abbozzati, che entrano ed escono da un groviglio di trame. Alcuni si incontrano, altri no. Il tutto può essere letto come un viaggio nella psiche che si nuove in uno spazio-tempo difforme da quello della realtà definita oggettiva:
  • Come se fosse una psiche trasversale che parla a sé di tutto.
In questo tutto ho cercato di superare le divisioni di una logica a discipline scollegate, priva di interferenze di significati che rendendo schizati i saperi, li condanna ad essere estranei. In tale vecchio modo d'organizzare la coscienza colgo una "diffidenza" mal celata che rende aggressive le comunicazioni, oltre che incapaci a rendere lo slancio vitale della dimensione dell'incontro.
Come dico in queste pagine è nell'incontro che si crea quella “scaglia” di tempo presente, così fragile, così vera e unica che rende possibile il rispecchiarsi e l'attraversarsi l'un l'altro.
La stessa tecnica del “rispecchiamento”, in psicologia, permette di cogliere il modo come l'altro ci legge ed è molto interessante per studiare se stessi.
Non c'è corrispondenza tra una lettura interna al soggetto e una esterna allo stesso soggetto attuata da un interlocutore.
Molte sono le teorie sulla mente, ma esse sono semplici "carte di lettura" incomplete. Ognuno può costruire la sua carta, che può rivelarsi adeguata per alcune espressioni e non per altre aree di realtà; mentre la verità, da cui non si può prescindere senza essere superbi, è che noi siamo un'incognita della vita, alla vita. Destinata a rimanere tale e matematicamente dimostrabile:
  • l'insieme delle bambole non può contenere l'insieme dei giocattoli.
La mente è in grado di tessere fili con ritmi discreti che si fanno un tutto, nell'azione di lettura. Per questo si può parlare di un soggettivismo cognitivo, funzionale a letture e azioni storiche circoscritte.
Il comunicare poi è un bisogno primordiale, meglio ancestrale che si attua già nell'utero materno, quando si inizia a scalciare per segnalare la presenza.
Il parlare è la porta di uscita dal sé, per farci ricalare nuovamente nel sé:
  • In tale circolarità siamo disposti ad incontrare l'altro e noi stessi.
Come due territori l'io/tu si prestano ad essere esplorati, meglio ispezionati, e in tale sopralluogo l'essere un estraneo lascia il posto all'essere un riconosciuto e un amato.
Nell'incontro c'è l'assimilazione che rende speculari e similari nello spazio più ampio del noi:
  • Essere un noi rende meno soli e così quel soggettivismo cognitivo da privato si evolve in sociale, universale.
In tale essere un uno nel tutto vitale, ogni soggetto può trovare alloggio e dimora nel sfera "alta" della Vita.
Il ritmo del racconto, per essere in linea con la “logica aperta della mente” che si struttura in strati multi-proiettivi di consapevolezze, necessariamente è veloce, come il guizzo di un lampo-luce.
Ho cercato di eliminare più “fronzoli” possibili.
Ho cercato di essere essenziale, mi sono concessa solo qualche metafora, amo la poesia che rende l'innocenza dell'anima. È la forma più alta d'espressione del pensiero umano. La nicchia più segreta, privata e “scarna” del cuore, a cui bisogna accostarsi in punta di piedi, essendo "terra consacrata".
Se dovessi definire questa mia fatica, è una "folata di pensieri in forma scomposta", così come è scomposta la mente.
Tanti echi, in echi di immagini che come bolle impalpabili emergono da un vuoto e si addensano e si diradano, si accoppiano e si lasciano, in un girotondo di ritmi lenti e veloci che rendono coesa la coscienza che altrimenti sarebbe scavata come quel vuoto di spugna che apre al nulla della vita, a quel “non essere che avrebbe potuto essere, al non più o al non ancora”.
La logica che fa da sfondo all'intreccio è quella biostorica che trova un fondamento cognitivo e rappresentativo nella fisica quantistica che ha posto l'attenzione, nell'osservazione, sull'infinitesimo piccolo - il quanto - che maggiormente si avvicina a quel anelito all'essere che si fa “respiro”.
Ecco, quello che ho voluto raffigurare in queste pagine disordinate ,secondo una logica lineare-temporale, ma stratificate come solo un sistema nuvoloso sa di essere per una visione eco-biostorica:
  • è il “respiro” che parte dal “grido” di inizio della vita.
Il respiro, di fatto, è l'unica opportunità storica che ci è data: 
  •  Quel tempo 0 in cui l'io e il tutto di dio si fondono e, semplicemente, Sono.

Antonia Colamonico (biostorica)
Acquaviva delle Fonti, 22 Marzo 2011.



Chiesa di San Domenico, Acquaviva delle Fonti (BA), il Battistero, antica acquasantiera del 1200.  Nel simbolismo cristiano il battistero è visualizzato a forma d'utero materno, a segno-immagine della nascita spirituale nell'atto sacramentale del battesimo.



© 2011 - Antonia Colamonico - Vietata la riproduzione -

Finestre di lettura a ordine multiplo















1° Ordito

"ancora le parole... parole vecchie e nuove” Gioco a tessere pagine nuove sui fili antichi. Anch'io ho voglia di tramare i grovigli dei tuoi pensieri.
Da A. Colamonico, Le stagioni delle parole. Il filo - © Il Filo 1994.

Personaggi in ordine di apparizione

2° Ordito

Continuità dei tempi... il bandolo” Tra le ombre di una ragnatela smossa l'ago, paziente riportava da una stoffa antica la traccia di una presenza
Da A. Colamonico, Le stagioni delle parole. Il filo - © Il Filo 1994.

Personaggi in ordine di apparizione

3° Ordito

"Il dono... la porta ” Misuravo le stanze della mia memoria, parete per parete. Appendevo le pagine delle mie consapevolezze, ad una a una. Spingevo i divani delle mie comodità angolo per angolo...
Da A. Colamonico, Le stagioni delle parole. Il filo - © Il Filo 1994.

Personaggi in ordine di apparizione

4° Ordito

"Fu così che l'abito vecchio cadde sopraffatto da quella duale dimensione ” … col suo occhio in negativo tutto imparò sulle miserie e sulle povertà, sulle delusioni e sugli inganni, sui tornaconti e sulle uccisioni
Da A. Colamonico, Le stagioni delle parole. Ed altro. - © Il Filo 1994.

Personaggi in ordine di apparizione

5° Ordito

"Ordine del Caos... perdita del Tempo... ” Vorrei essere la chiave della perdita del tuo tempo. Vorrei essere il tuo sogno.
Da A. Colamonico, Le stagioni delle parole. Le filastrocche di Spazioliberina. - © Il Filo 1994.

Personaggi in ordine di apparizione

6° Ordito

"Cambiamento di stato... essere colore.” Voglio sfondare le linee e gli angoli, le strutture e gli schemi, essere io punto..
Da A. Colamonico, Le stagioni delle parole. Le filastrocche di Spazioliberina. - © Il Filo 1994.

Personaggi in ordine di apparizione

7° Ordito

"I diversi mente... cuore...” Non interrogare la fredda mente se vuoi la vita, essa potrà darti solo versioni di mondi, non il Mondo
Da A. Colamonico, Le stagioni delle parole. Le filastrocche di Spazioliberina. - © Il Filo 1994.

Personaggi in ordine di apparizione

8° Ordito

"Trasmissioni... giochi di intese. ” Ho steso in ogni stanza i fili delle parole... per schermare l'ombra dei tuoi timori.
Da A. Colamonico, Le stagioni delle parole. Il filo - © Il Filo 1994.

Personaggi in ordine di apparizione

9° Ordito

"Voce ai silenzi... Ricami di voli ” Nella notte... Orditi non gridati si tendevano alle bigamie dei pensieri per essere intessuti, come voci dei silenzi, nelle trame di poesie non ancora nate.
Da A. Colamonico, Le stagioni delle parole. Il filo - © Il Filo 1994.

Personaggi in ordine di apparizione


Carta dei personaggi 


Agnese, lo sguardo nella coscienza - Enrico, lo scienziato in crisi - Elena, la moglie di Luigi - Alessandro, la coscienza scientifica - Mario, l'informatico in crisi - Agostino, la coscienza religiosa - Luca, la vittima del dolore - Cristina, la coscienza bambina - Giacomo, la coscienza del vuoto morale - Luigi, lo schiavo del sistema a “logge” - Eleonora, la figlia di Giulia e Luca - Domenico, il figlio di Giulia e Luca - Mauro, amico di Agnese - Giovanni, ingegnere informatico - Mattia, la vittima del vuoto esistenziale - Carmen, l'amica di Agnese - Regina, la fidanzata di Alessandro - Giulia, la moglie di Luca - Caterina, l' infermiera di Giulia - Ernesta, l'infermiera - Rita, l'amante di Enrico - Profughi, le vittime dei confini - Sandra, l'architetto - Irene, l'amica di Regina - Rachele, il capo-ufficio di Regina - Cinzia, la ragazza madre - Angela, la sorella di Giulia - Salvatore, l'uomo della “Famiglia” - Marcello, l'editore - Rossana, l'accompagnatrice - bimba senza respiro, la tragedia storica.

 Nota autrice

MITiCi Milano Talenti Creativi
10 Dicembre 2010 - A. Colamonico

Dietro ogni risposta storica c'è un pensiero/cuore che tra tante possibilità di possibilità, ha selezionato quella particolarità da porre a radice-fatto di una molteplicità di effetti derivati, che con effetto domino, scomporranno la realtà di quel dato tempo-spazio (nicchia) e l'apriranno alle nuove traiettorie delle future scelte, che resteranno per sempre vincolate a quel tempo o.

Il grido, scritto nell'arco di un mese nel 2011, nasce da tale consapevolezza, è vuole essere uno spaccato di vite, di quotidianità spicciole, per  intessere un gioco caleidoscopico, di messa a fuoco di una molteplicità di stati d'animo, elaboratati intorno a dei fatti dalle ampiezze differenti, che in questa narrazione biostorica, fanno loro da contorno alle aspettative-ansie-speranze dei vari personaggi che ragionando sul significati dei perché e dei come, avvolgono i fatti in quel respiro primordiale che apre alla vita.

La narrazione ha un differente canovaccio  espositivo, rispetto ai saggi-quaderni, sono veloci sequenze che aprono-chiudono le varie scene, come una molteplicità di fotografie, disposte in ordine non cronologico e con una veste a finestre, che richiamano l'ordine dei racconti Ed altro (1993-1994) per cui il lettore dovrà necessariamente misurarsi con la sua curiosità a voler aprire-chiudere gli spazi narrativi e a sapere ricucire le trame che prenderanno spessore-ordine in relazione ai suoi viaggi di lettura.

Vuole essere Il grido un esempio di
romanzo svincolato dalla struttura a libro.  E per chi avrà voglia di leggerlo e giocare ad aprire e chiudere le finestre-maglie, va il mio grazie.

Nella democrazia dello sguardo-mente non si impongono le letture, ma si porgono come folate scomposte, fogli sparsi, tracce di seminati che aspettano di essere raccolti e sistematizzati dallo guado-mente del destinatario che assume un
ruolo attivo nella narrazione medesima.
Ogni scrittura è un seme e ogni lettore è un campo, in cui quel seme mette radici aprendosi alle nuove gemmazioni e fioriture.


Acquaviva delle Fonti, 29 Ottobre 2015




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Chiesa di San Domenico (1617), Cappella del Santissimo, Volta.
Acquaviva delle Fonti (BA) - Italy

Verso una Scienza e Metodo dello Sguardo

  • Non puoi aspettarti di vedere al primo sguardo. Osservare è per certi versi un'arte che bisogna apprendere. W. H Herschel

Itinerari di auto-apprendimento
per un'Organizzazione
a multi-verso della Conoscenza Eco-biostorica.


Link


Il Filo S.r.l. - Palestre della Mente -

Via S.no Ventura, 47/d
70021 Acquaviva delle Fonti (BA)
Tel. 080 4035889

Amministratore Unico
Dr. Marcello Mastroleo


Boston - MIT / interno area studenti

Perugia. Esame di PH.D.

Collaborazioni

Collaborazioni
la bellezza dell'Umanità

Perugia, Agosto 2008